Investire in azioni può offrire grandi opportunità di crescita, ma comporta anche una serie di rischi che ogni investitore dovrebbe conoscere prima di costruire il proprio portafoglio.
Alcuni di questi rischi riguardano l’intero mercato finanziario e dipendono da fattori esterni, altri invece sono legati alle caratteristiche specifiche delle singole aziende oppure alle condizioni operative del mercato in cui i titoli vengono scambiati. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per prendere decisioni ponderate e per evitare che eventi inattesi compromettano i propri obiettivi finanziari.
In questo articolo analizziamo tre dei rischi più rilevanti: il rischio di mercato, il rischio specifico o aziendale e il rischio di liquidità.
1. Rischio di mercato
È il rischio più evidente per chi investe in azioni : il prezzo dei titoli varia in base all’andamento generale dei mercati finanziari e dell’economia.
Crisi economiche, variazioni dei tassi d’interesse, inflazione elevata o shock geopolitici possono influire negativamente sulle quotazioni, anche delle aziende più solide e profittevoli.
I rischi di mercato hanno la caratteristica di non essere imputabili a una specifica controparte, ma di costituire il risultato del comportamento collettivo degli operatori che, interagendo tra loro su un mercato, determinano il prezzo di una determinata attività finanziaria. A definire questo rischio è soprattutto l’eventualità che il prezzo di un’attività possa oscillare nel tempo, generando incertezza sul valore che assumerà in futuro.
Poiché un prezzo può sia aumentare sia diminuire, il rischio di mercato viene considerato un rischio speculativo: ogni investitore si espone infatti alla possibilità di ottenere un guadagno, ma anche una perdita.
Rientrano nella macro-categoria del rischio di mercato questi fattori: il rischio sistemico (shock che colpiscono l’intero sistema finanziario), il rischio settoriale (crisi in un determinato settore economico) e il rischio macroeconomico (inflazione, crescita economica, politiche monetarie).
Come gestirlo:
Diversificare il portafoglio tra settori, aree geografiche e strumenti finanziari; evitare concentrazioni eccessive; e soprattutto mantenere una visione di lungo periodo, che permette di assorbire la volatilità del mercato e ridurre l’impatto degli shock temporanei.
2. Rischio specifico (o aziendale)
Il rischio specifico – chiamato anche rischio aziendale o rischio non sistematico – è il rischio direttamente legato alle condizioni interne di una singola società. A differenza del rischio di mercato, che colpisce l’intero sistema economico, questo rischio dipende da fattori propri dell’azienda o del settore in cui opera. Ogni società può infatti trovarsi in difficoltà per molteplici motivi: cattiva gestione, errori strategici, aumento eccessivo dell’indebitamento, calo delle vendite, perdita di quote di mercato, costi produttivi fuori controllo o un drastico calo della competitività rispetto ai concorrenti.
Tutte le aziende, nello svolgimento della loro attività, sono esposte al rischio imprenditoriale, ovvero alla possibilità che i ricavi non siano sufficienti a coprire i costi operativi, finanziare gli investimenti futuri e remunerare adeguatamente gli azionisti. Quando ciò accade, possono emergere squilibri economici e finanziari che, nei casi più gravi, incidono anche sull’equilibrio patrimoniale dell’impresa.
Il rischio specifico può quindi manifestarsi in forme diverse:
- deterioramento della redditività,
- aumento del debito e dei costi di finanziamento,
- riduzione della liquidità aziendale,
- perdita di clienti o contratti strategici,
- contenziosi legali, scandali, problemi di governance,
- innovazioni mancanti o incapacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato.
Proprio perché legato a fattori interni, il rischio specifico è teoricamente eliminabile tramite diversificazione. Tuttavia, per chi investe in singole azioni, rappresenta uno dei rischi più importanti: anche un mercato in crescita non basta a compensare le problematiche strutturali di un’azienda in difficoltà.
Come gestirlo:
Analizzare con attenzione i fondamentali aziendali (bilancio, cash flow, redditività, debito, governance), monitorare costantemente la salute finanziaria e operativa dell’impresa, considerare la posizione competitiva nel settore e, soprattutto, evitare di concentrare una porzione eccessiva del capitale su un singolo titolo. Una corretta diversificazione riduce significativamente l’impatto di questo rischio sul portafoglio complessivo.
3. Rischio di liquidità
Il rischio di liquidità rappresenta la possibilità che un investitore non riesca a vendere (o comprare) un’azione rapidamente e ad un prezzo adeguato, soprattutto nei momenti di tensione del mercato. Questo rischio è particolarmente rilevante per i titoli poco scambiati, come piccole e medie imprese quotate su mercati secondari, società con flottante ridotto o aziende che attirano poca attenzione da parte degli investitori istituzionali.
Quando la liquidità è bassa, il divario tra prezzo denaro (bid) e prezzo lettera (ask) tende ad ampliarsi, aumentando i costi impliciti della transazione. In situazioni estreme può capitare che un investitore voglia vendere ma non trovi un numero sufficiente di acquirenti, oppure che sia costretto ad accettare un prezzo significativamente inferiore al valore teorico dell’azione. Questo fenomeno è noto come slippage e può trasformare una decisione razionale in una perdita imprevista.
Il rischio di liquidità non dipende soltanto dalle caratteristiche dell’azienda, ma anche dal contesto: durante crisi finanziarie o periodi di forte volatilità, persino titoli normalmente molto liquidi possono sperimentare un calo significativo degli scambi. Inoltre, un calo improvviso della liquidità può amplificare i movimenti di prezzo, rendendo l’azione più volatile e meno prevedibile.
Una scarsa liquidità può anche influire sulla valutazione stessa del titolo: prezzi formati su pochi scambi possono non riflettere correttamente il valore reale dell’azienda, con oscillazioni marcate e difficoltà nel determinare un fair value affidabile.
Come gestirlo:
Valutare sempre i volumi medi di scambio, la profondità del book e la dimensione del flottante; preferire titoli con buona copertura da parte del mercato; evitare di concentrare troppa parte del portafoglio in società poco liquide; e utilizzare ordini limite anziché ordini a mercato, soprattutto nei titoli meno scambiati, per ridurre il rischio di eseguiti a prezzi sfavorevoli.
Conclusione
Conoscere e comprendere i rischi legati al mercato, all’azienda e alla liquidità non significa evitare l’investimento azionario, ma saperlo affrontare con maggiore consapevolezza e preparazione. Una gestione attenta di questi elementi permette di costruire portafogli più resilienti, capaci di assorbire shock esterni, problemi interni alle società e momenti di bassa liquidità. Adottare un approccio razionale, diversificare in modo corretto e monitorare sia le condizioni del mercato che le aziende in cui si investe rappresentano i passi fondamentali per muoversi con sicurezza nel mondo dell’azionario.

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