Il 12 novembre 2025 il presidente Donald Trump ha firmato un disegno di legge che ha ufficialmente posto fine al più lungo shutdown della storia federale degli Stati Uniti, durato 43 giorni. La misura, approvata al Senato e poi alla Camera dei Rappresentanti (voto alla Camera: 222-209), garantisce il riavvio delle operazioni governative federali che erano ferme o fortemente ridotte.
Perché si è arrivati allo shutdown
Lo shutdown è scattato perché il Congresso non ha approvato in tempo tutti i disegni di legge di bilancio per l’anno fiscale 2026, che era entrato in vigore il 1 ottobre 2025, e non è stato rinnovato un meccanismo di finanziamento di emergenza (continuing resolution) sufficientemente ampio.
Uno dei principali nodi è stato la richiesta da parte dei Democratici di estendere i crediti d’imposta collegati al Affordable Care Act (ACA), che aiutano le famiglie a pagare le polizze sanitarie. I Repubblicani hanno rifiutato di includere tale estensione nella legge di finanziamento.
La maggioranza repubblicana alla Camera, guidata dallo speaker Mike Johnson, sosteneva di aver “fatto la propria parte” e imputava ai Democratici il blocco delle trattative.
Impatti e conseguenze
Circa 900.000 dipendenti federali sono stati messi in congedo forzato e altri milioni hanno lavorato senza stipendio immediato.
Alcuni servizi “essenziali” hanno continuato a operare, ma molte agenzie sono state parzialmente o completamente chiuse.
Nel settore dei trasporti, in particolare dell’aviazione civile, si sono registrati ritardi e cancellazioni. Nel giorno della riapertura le cancellazioni si sono ridotte notevolmente grazie al ritorno al lavoro di controllori del traffico aereo.
L’economia statunitense ha subito un costo stimato di alcuni miliardi di dollari: per esempio, una stima indicava circa 15 miliardi di dollari a settimana di costi economici se la situazione fosse perdurata. In particolare, chi lavora per il governo federale ha vissuto difficoltà di liquidità, e molti fornitori statali o statali-federali hanno visto contratti messi in pausa.
Cosa prevede l’accordo che ha posto fine allo shutdown
- Fondi per le operazioni federali fino al 30 gennaio 2026, con alcune agenzie che ricevono finanziamenti annuali completi (es. Dipartimento dell’Agricoltura, veterani, e altre).
- Rimborso degli stipendi arretrati per i dipendenti federali coinvolti.
- Nessuna estensione immediata dei crediti ACA richiesti dai Democratici: è prevista una votazione successiva, ma non c’è garanzia di esito favorevole.
Riflessioni per gli investitori
- Volatilità governativa e mercati: uno shutdown così lungo genera incertezza sia tipo macroeconomico che operativo (es. ritardo pubblicazione dati economici) — reperire dati in ritardo può impattare le valutazioni aziendali.
- Settori sensibili: agenzie federali coinvolte nel blocco (difesa, agricoltura, trasporti, servizi sociali) potrebbero vedere recupero oppure scelte strategiche differenti; aziende fornitrici del governo possono avere contratti messi in pausa o accelerati al riavvio.
- Ripresa a “tempo”: anche se lo shutdown è finito, il recupero non è istantaneo.
- Narrativa e fiducia: questo evento rafforza l’importanza di diversificazione e resilienza nel portafoglio di lungo termine. Anche se l’evento è acuto, l’impatto può durare.
Conclusione
La fine dello shutdown è una buona notizia in chiave operativa — il governo federale torna finalmente a pieno regime dopo uno stallo record. Tuttavia, l’evento lascia tracce: economiche, politiche e nella fiducia degli stakeholder. Per l’investitore a lungo termine, è un promemoria che anche negli Stati Uniti emergenze governative possono generare rischi sistemici, e che le strategie di investimento devono tenerne conto.

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